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Diario

Una gara adulti "in casa": Gara Nazionale Adulti Claut 2026

Il diario di oggi voleva riassumere i ricordi e le sensazioni della recente Gara nazionale Adulti di Claut. Cami e Mari si sono messe a scrivere, con l’intenzione di unire tutto in un unico testo, ma ci siamo accorti che sarebbe stato molto meglio riportare i loro ricordi così, originali e spontanei, perciò eccoli qua: per far rivivere le emozioni di quel giorno a chi lo ha vissuto, oppure per far assaggiare lo spirito delle gare adult a chi non le ha ancora provate. Buona lettura! 

Diario di Cami

cami_favero

Il 6 febbraio 2026 si sono ufficialmente aperte le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Un’emozione unica per molti atleti: il punto più alto di una vita fatta di sacrifici, sogni e dedizione. Ma le Olimpiadi non rappresentano soltanto la massima aspirazione sportiva; sono anche un momento raro, quasi sospeso nel tempo, in cui le differenze si fermano e l’umanità sembra ritrovarsi unita dagli stessi valori di pace, rispetto e speranza.

Chi ha fatto sport da bambino, anche solo per qualche anno, sicuramente ha sognato almeno una volta di partecipare alle Olimpiadi. Non tutti, però, hanno avuto questa possibilità. Spesso capita anche che ci si innamori profondamente di uno sport che, per vari motivi, risulta impraticabile: la distanza dagli impianti, i costi troppo elevati, gli impegni scolastici, la mancanza di tempo o di opportunità. E così quel sogno resta lì, custodito in silenzio, chiuso in un cassetto che sembra destinato a non riaprirsi mai.

Ma non tutto è perduto. Molte volte la vita, con percorsi inaspettati, ci restituisce ciò che ci ha tolto. Da adulti, con maggiore consapevolezza, forza di volontà e spirito di sacrificio, si può tornare a inseguire quel sogno dimenticato. Non con l’ingenuità dell’infanzia, ma con una passione ancora più profonda, perché scelta ogni giorno.

È proprio da qui che nasce il mondo del pattinaggio adulti: una realtà fatta di persone comuni, con lavori, famiglie, responsabilità, che trovano comunque il tempo e l’energia per allenarsi e mettersi in gioco. Un mondo in cui si concretizzano i sogni di tante bambine e tanti bambini che, da piccoli, si erano innamorati di questo sport senza poterlo praticare; oppure di chi lo ha scoperto più tardi, comprendendo che non esiste un’età giusta per iniziare, ma solo il desiderio di provare, migliorarsi e divertirsi.

Camilla durante la step sequence

I primi atleti iniziano ad arrivare già dal venerdì. Per molti il viaggio è lungo: anche cinque ore di macchina, strade tortuose tra le montagne, partenze all’alba o dopo il lavoro. Ma nulla scoraggia la voglia di esserci, di vivere quell’esperienza tanto attesa. Ogni valigia contiene pattini, costumi, trucchi, aghi e filo per le emergenze dell’ultimo minuto, ma soprattutto entusiasmo.

Il weekend si apre con le practice del venerdì sera: il primo contatto con il ghiaccio, il momento per prendere confidenza con la pista, provare gli elementi, fare gli ultimi ritocchi ai programmi. Si percepisce una concentrazione intensa ma serena: qualcuno ripassa mentalmente la musica, qualcun altro ride per scaricare la tensione. E quando la sessione ufficiale termina, il palaghiaccio non si svuota: anzi, si popola ancora di più. Nonostante l’ora tarda, molti tornano in pista per sgranchirsi le gambe, per assaporare ogni minuto disponibile su quel ghiaccio, per condividere risate e complicità con amici che spesso vivono lontani ma che qui si ritrovano come una grande famiglia.

Il sabato la gara inizia in tarda mattinata, ma già dalle prime ore del giorno il palazzetto prende vita. Tra baci, abbracci e sorrisi, gli spogliatoi si riempiono rapidamente di persone, di borse colorate e di quell’inconfondibile profumo di tè caldo e torte appena sfornate. C’è chi aiuta un compagno ad allacciare i pattini, chi sistema una ciocca di capelli ribelle, chi controlla per l’ennesima volta di avere tutto il necessario.

Per la maggior parte degli atleti si tratta della prima gara della stagione: un’occasione per rompere il ghiaccio, provare nuovi programmi, testare elementi su cui si è lavorato per mesi. Un bel gruppo di uomini — presenza non così scontata nel pattinaggio artistico — apre le danze, dando ufficialmente inizio alla competizione con i programmi artistici.

Scendono in pista atleti con esperienze diversissime: c’è chi pattina da pochi mesi e chi da molti anni; chi affronta la gara con l’emozione della prima volta e chi con la sicurezza di tante competizioni alle spalle. Ma una cosa li accomuna tutti: ognuno porta sul ghiaccio una parte di sé. Le paure superate, le cadute, le ore di allenamento dopo giornate di lavoro, i sacrifici personali, la determinazione nel migliorarsi. Ognuno dà il massimo, indipendentemente dal livello tecnico o dall’età.

Ed è proprio questa la vera vittoria: non il colore della medaglia, ma il coraggio di esserci, di mettersi in gioco, di continuare a sognare.

Per molti la gara non termina il sabato: la domenica è prevista la seconda parte della competizione, con i free program di alcune categorie. Questo, però, non scoraggia affatto gli atleti dal concedersi un momento di svago e condivisione il sabato sera. Dopo l’intensità della giornata, ci si ritrova finalmente seduti attorno a un tavolo, sorseggiando un calice di vino e scambiando due parole davanti a un ottimo risotto caldo, che in una serata d’inverno di montagna ha quasi il sapore di una ricompensa meritata.

Non capita spesso di potersi trovare in compagnia con atleti di altri club, provenienti da regioni diverse, con storie personali e sportive differenti. Proprio per questo questi momenti diventano preziosi: si condividono esperienze, si raccontano aneddoti sulle gare passate, si ride delle cadute più improbabili e si celebrano i piccoli traguardi raggiunti. È un’occasione bella per conoscersi, confrontarsi e arricchirsi a vicenda, ricordando che, al di là della competizione, esiste una grande comunità unita dalla stessa passione.

La domenica mattina la gara inizia molto presto. Fuori il freddo è pungente, l’aria è frizzante e il paesaggio è ancora avvolto nella quiete delle prime ore del giorno. Per scaldarsi non resta che iniziare subito con esercizi di mobilità, saltelli, corsette sul posto, movimenti per attivare i muscoli e sciogliere la tensione accumulata. Poco alla volta il palaghiaccio torna a riempirsi di energia e concentrazione.

Il make-up è pronto, i capelli sono sistemati con cura, i costumi scintillanti attendono solo di entrare in scena. Rimane il gesto più importante, quello che segna il passaggio dall’attesa all’azione: allacciare i pattini. In quel momento tutto il resto scompare — il sonno, la fatica, il freddo — e rimane solo l’adrenalina che cresce mentre ci si avvicina alla pista.

Quando la gara inizia, sui volti degli atleti si leggono emozioni diverse. Su alcuni si percepisce chiaramente la tensione: c’è chi la maschera con una risata nervosa, chi si chiude in un silenzio concentrato, perso nei propri pensieri, e chi invece vive tutto con sorprendente serenità, felice semplicemente di essere lì e di potersi mettere in gioco. Ognuno affronta il ghiaccio a modo suo, ma tutti condividono lo stesso battito accelerato del cuore pochi secondi prima della musica nel momento in cui viene chiamato il proprio nome.

In molti casi non servono parole. Le emozioni che attraversano i volti degli atleti, degli allenatori e persino dei tifosi raccontano già tutto: la gioia di un elemento riuscito, la delusione per un errore, l’orgoglio di aver portato a termine il programma, gli abbracci a bordo pista alla fine dell’esibizione. Sono immagini che valgono più di qualsiasi classifica.

C’è chi si porta a casa ricordi pienamente positivi e chi, invece, rimane con un pizzico di amarezza per una performance non all’altezza delle aspettative. Ma, al di là dei risultati, per tutti questi due giorni rappresentano un momento unico, destinato a rimanere custodito nel cuore per molto tempo. Perché ogni gara è una tappa di un percorso più grande, fatto di crescita personale, amicizie e sogni che continuano a evolversi.

E così si chiude questo fine settimana speciale: da Milano-Cortina — ops, da Claut — è tutto. Ma in realtà non è una fine, bensì solo un nuovo inizio. Ognuno tornerà a casa con nuove motivazioni, nuovi obiettivi e, soprattutto, con la consapevolezza che non è mai troppo tardi per inseguire ciò che fa battere il cuore. Ci rivediamo alla prossima avventura, in questo magico mondo del pattinaggio adulti, dove il ghiaccio non è soltanto una superficie su cui scivolare, ma un luogo in cui continuare a sognare.

Diario di Mari

@mariwellgym

Il 7 e l’8 febbraio è ufficialmente cominciata una nuova stagione agonistica per la grande famiglia degli adult skaters. Quest’anno la prima gara si è svolta a Claut, la pista dove normalmente mi alleno (nel mio piccolo), sotto l’occhio attento di Marina Barova, che ha fatto tantissimo per portare una competizione adult in questo piccolo paese friulano, che per l’occasione si è ricoperto di una bellissima neve candida.

Vedere il palaghiaccio tirato a lucido crea subito un’atmosfera di festa: le luci tutte accese, il ghiaccio che splende, gli striscioni appesi, il kiss&cry pronto. Poi c’è il vociare diffuso che arriva dagli spogliatoi pieni di atleti (che bello!), il profumo del tè caldo e dei dolcetti con cui le mamme delle atlete di casa riforniscono costantemente il buffet, e l’odore della lacca di chi sistema l’acconciatura, che per me fa subito gara .

Quel pizzico di tranquillità in più dato dal fatto di gareggiare in casa, con la propria allenatrice a bordo pista, mi ha lasciato la libertà di osservare tanti piccoli dettagli di questo pazzo e fantastico mondo del pattinaggio adult. Innanzitutto, il piacere di ritrovarsi con amici che arrivano da lontano: persone con cui ci si incontra raramente, ma con cui si condivide una passione capace di farci sentire vicini da subito.

È bello osservare come ciascun atleta viva la concentrazione e la tensione a modo proprio: ci si riscalda, si scherza sulle proprie performance (anche perché fino alla sera prima eravamo tutti davanti alla TV a guardare le Olimpiadi Invernali, quindi è facile non prendersi troppo sul serio), si ride, si piange e ci si aiuta a vicenda con consigli tecnici o semplicemente con un abbraccio e un sorriso. Gli allenatori presenti — purtroppo pochi, perché nel mondo adult non è così scontato essere accompagnati dal proprio coach — mettono in pista anche gli atleti delle altre squadre, in un bellissimo gesto di sportività.

Mari in una posizione coreografica

I più giovani contano sul supporto dei genitori in tribuna; i meno giovani sono accompagnati dai propri figli che lanciano peluche e incoraggiano con applausi e gridolini. Ho sentito una pattinatrice raccontare che, quando sente dalla tribuna la voce della figlia gridare “Vai mamma!”, si emoziona così tanto da rischiare di fare un disastro. Ed è proprio questa la magia del mondo del pattinaggio adult: succedono cose bellissime che nel mondo “normale” non si vedono mai!

La sera ci ritroviamo tutti insieme all’Hotel Vittoria per festeggiare con un aperitivo: un momento semplice ma prezioso per scambiare due parole con calma, allacciare nuove amicizie, gustare ottimo cibo locale, scaldarsi dopo il freddo preso a bordo pista… e guardare ancora un po’ di Olimpiadi, commentando i nostri preferiti e tifando per gli azzurri.

I due giorni di gara volano via in un attimo ed è già tempo di ripartire verso casa, con tanti bei ricordi e un arrivederci alla prossima occasione.

Kiss & Cry con marina, Cami e Mari

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